W. H. G. Kingston, uno scrittore vittoriano per ragazzi a Terni e Narni (anno 1833)

Gen 23 • Terni Falls Festival • 240 Views • Nessun commento su W. H. G. Kingston, uno scrittore vittoriano per ragazzi a Terni e Narni (anno 1833)

Il personaggio di cui vi parlo stavolta che ha soggiornato sul territorio di Terni e Narni è William Henry Giles Kingston, un prolifico scrittore inglese di epoca vittoriana, noto soprattutto come autore di letteratura per ragazzi.

Il suo nome non era ancora stato catalogato nel novero dei personaggi illustri che al tempo del Grand Tour sono transitati da questa zona.

Nato a Londra nel 1814, figlio di un mercante, Kingston trascorse la maggior parte della sua infanzia ad Oporto, dove da adulto cominciò a maturare l’interesse per la scrittura.

Rientrato in Inghilterra, Kingston fondò alcune testate a carattere imperialista (The Colonist ad esempio), per poi cominciare, nel 1844, la sua esperienza di romanziere.

Il suo primo libro per un pubblico giovanile fu pubblicato nel 1851, con titolo Peter the whaler. Il successo di questa opera lo indusse a dedicarsi esclusivamente all’attività di scrittore per ragazzi.

Furono almeno 130 i racconti da lui pubblicati, indirizzati ai rampolli delle classi agiate britanniche, che avevano come valori la morale cristiana e il predominio britannico nel mondo.

Agli inizi del 1860, Kingston fu tuttavia colpito da una grave crisi finanziaria, alleviata solo nel momento in cui, nel 1870, egli cominciò la traduzione di alcune opere di Jules Verne, con l’aiuto della moglie Agnes Kinloch, con la quale ebbe ben otto figli.

Lo scrittore continuò la sua produzione fino a poco prima di morire. Nel 1880 aveva infatti fondato The Union Jack, un settimanale illustrato per fanciulli, dovendo lasciare la direzione proprio per problemi di salute.

La condizione di vivere tra Portogallo e Inghilterra avevano portato Kingston a viaggiare fin dall’infanzia.

In Italia era giunto nel 1833, quando non aveva ancora compiuto 19 anni. Durante il soggiorno romano, lo scrittore strinse amicizia con un gruppo di americani, tra cui lo scrittore Nathaniel Parker Willis, e con alcuni di loro intraprese il tragitto verso Firenze.

Nathaniel Parker Willis.

Una volta a Narni, la mattina del 9 aprile 1833, Kingston ed un giovane compagno di viaggio (citato solo come W.), abbandonarono per qualche ora il vetturino e gli altri passeggeri, con l’intenzione di visitare <<le rovine di un enorme ponte Romano, dedicato a Cesare Augusto, se non fatto costruire proprio da lui>>.

Raggiunto il grandioso Ponte di Augusto, lo scrittore volle fare uno schizzo della <<stupenda rovina>>, che trovò posto nel suo diario di viaggio da cui sono tratte queste informazioni (My travels in many land, narrated for my young friends, W. Kent & Co., London, 1862).

Credendo erroneamente che il vetturino avesse proseguito senza aspettare il loro ritorno, Kingston e il suo amico arrivarono poi fino a Terni a piedi, in anticipo sul resto del gruppo.

Nell’attesa, la coppia trovò modo di riposare un po’, prima di recarsi a quella Cascata delle Marmore <<della cui bellezza avevano sentito parlare>>.

La giornata si sarebbe poi rivelata estremamente faticosa per Kingston, al punto che la sera a cena, di ritorno a Terni, faticò ad alzarsi in piedi dalla sedia, mentre una numerosa comitiva di americani raccontava dei loro viaggi in Italia.

L’escursione alla Cascata delle Marmore fu comunque degna delle aspettative. Scrisse infatti Kingston nel richiamare tale memoria:

<<Ho poi visitato molte cascate, inclusa il Niagara, e ho pensato che molte siano di gran lunga superiori come bellezza e grandezza. Ma nessuna mi ha mai suscitato un’impressione profonda come quella di Terni>>.

Come per il Ponte di Augusto, lo scrittore volle fare uno schizzo anche della Cascata delle Marmore. Gli parve però che questo non rendesse giustizia, e non venne dunque pubblicato. All’alba del 10 aprile 1833, lo scrittore riprese poi il suo viaggio in direzione Spoleto.

Kingston sarebbe morto il 5 agosto 1880 nel quartiere londinese di Willesden.

Tre anni dopo la sua scomparsa, lo scrittore Robert Louis Stevenson volle rendergli omaggio citandolo nei versi che fanno da prefazione al suo noto romanzo L’isola del tesoro.

Christian Armadori

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