Virgilio Alterocca e i primi anarchici ternani

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Eccoci a raccontare un’altra pagina della storia di Terni che si intreccia con la vita di Virgilio Alterocca.

L’anno di riferimento è il 1884, che per la città significò l’inizio dei lavori per la costruzione della grande Acciaieria.

Virgilio Alterocca era il direttore de L’Annunziatore Umbro-Sabino, un periodico stampato direttamente nelle sua piccola tipografia.

Nel mese di luglio erano in programma le elezioni amministrative, e dalle colonne del suo giornale per la prima volta Alterocca provò a coinvolgersi attivamente nelle vicende della politica cittadina, facendosi promotore di un comitato spontaneo liberale volto al contenimento delle forze clericali.

Da quel suo appello, rimasto poi senza un seguito, sarebbero trascorsi 8 anni prima che Alterocca avesse sposato in prima persona l’ideale socialista.

Già dal primo numero de L’Annunziatore Umbro-Sabino (27 dicembre 1883), egli aveva tuttavia dichiarato come il giornale avrebbe assistito <<sempre e col più vivo interessamento l’operaio laborioso e onesto>> e lo avrebbe difeso <<a tutta oltranza quando lo vedesse offeso ne’ suoi diritti>>.

Per quanto concerne il clima politico cittadino, nel 1878 era tornata a ricostituirsi la Società Generale Operaia, sulla scia di un fermento che aveva visto sorgere a Terni numerose associazioni artigiane e contadine quali: “Società dei Reduci”, “Società di Mutuo Soccorso”, “Società degli Artieri”, “Società dei Sarti”, “Società dei Cappellai”, “Società dei Calzolai”, “Società degli Agricoltori”.

Non esisteva ancora a quei tempi un movimento operaio nel senso pieno del termine. A ravvisarsi era piuttosto una mescolanza di elementi liberali e progressisti accomunati da una forte contrapposizione verso la componente clerico-moderata, nonché da rivendicazioni condivise quali la laicità dell’istruzione pubblica, il suffragio universale, l’autonomia dei comuni e l’abolizione della tassa sul macinato.

Nel 1881 aveva aperto i battenti la Fabbrica d’Armi, la popolazione di Terni era arrivata a raggiungere 15.883 unità.

Le cose sarebbero cambiate con la messa in funzione della grande Acciaieria, che avrebbe attratto a Terni tanti operai da fuori regione, accolti spesso tra la diffidenza della popolazione locale pure in ragione delle idee socialiste a cui alcuni erano stati già sedotti.

Scrive Gian Biagio Furiozzi:

<<Questi lavoratori portavano con sé non soltanto la speranza di trovare a Terni un’occupazione stabile e un salario certo per mantenere le loro famiglie, per raggiungere un tenore di vita migliore di quello miserevole cui erano stati obbligati nelle zone d’origine; essi portavano anche quelle idee nuove che erano, secondo la borghesia locale, pericolose: le idee socialiste>>.

Un primo tentativo organizzativo da parte di un movimento anarchico si ebbe nel giugno 1884, quando venne alla luce un giornale dal titolo Pronti, antesignano a Terni con tale ispirazione. Questo il motto bellicoso con il quale, il 1 giugno 1884, il foglio si presentò sulla scena:

<<Prontar la mina col giornale, caricarla con l’agitazione, farla scoppiare sulle barricate>>.

Il Pronti si ispirava al verbo bakuniano, aveva come direttore Giuseppe Negroni, e faceva dei rivoluzionari Amilcare Cipriani ed Errico Malatesta i suoi modelli di battaglia. Dopo appena quattro numeri, venne censurato e ridotto al silenzio.

Cosa c’entra allora Virgilio Alterocca con i primi anarchici ternani?

A ben vedere, fu proprio alla sua piccola tipografia che gli anarchici si erano rivolti per stampare quel foglio rivoluzionario, ed è così che pure nei suoi confronti si abbatté la mannaia del Tribunale di Spoleto.

Virgilio Alterocca non era comunque un anarchico, e a quei tempi non era ancora neppure un socialista. Le sue considerazioni lasciano piuttosto intendere come il suo principale interesse fosse di trarre un piccolo guadagno da quella commessa ricevuta.

Non mancò tuttavia di denunciare il rigido controllo che la Polizia stava esercitando sull’azione propagandistica degli anarchici, rivelando anzi una certa apertura di fronte alla possibilità che essi avessero espresso liberamente il loro pensiero.

Si legge infatti su L’Annunziatore Umbro-Sabino del 26 giugno 1884:

<<Venga il Socialista, venga il Borghese, venga il Radicale, venga il Prefetto, venga il Vescovo, venga l’impresario dell’Istituto in via degli Artieri, venga.. l’Oste, quando portano lavoro e pagano, sono sempre i benvenuti […]. I nostri funzionari l’hanno coi socialisti? Bene, se non possono prendersela con loro se la prendono con chi ha con essi relazioni d’affari, di parentela, comunanza di abitazione, con chi veste allo stesso modo, con quelli insomma che, come il Governo, non li perseguitino apertamente. Noi siamo tutt’altro che socialisti, ma non per questo ci sentiamo in obbligo di perseguitarli […]. Che c’entra il tipografo se i socialisti la pensano a loro modo ?>>.

Probabilmente anche alla luce di tali considerazioni, L’Annunziatore Umbro-Sabino fu poi giudicato colpevole di aver appoggiato un foglio suscitatore di odio di classe, di guerra al capitale e alla proprietà, di offesa ai principi e alle istituzioni del regno, ricevendo una salata multa di Lire 100.

Queste notizie sono tratte da una ricerca condotta dall’autore del presente articolo che, con l’aiuto dei cittadini Ternani, si sta cercando di mandare in stampa entro il prossimo autunno.

Christian Armadori

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