• La campagna di Virgilio Alterocca per un forno crematorio a Terni (anno 1886)

    Giu 9 • Terni Falls Festival • 40 Views

    Quello di costruire a Terni un forno crematorio è un progetto che prese addirittura le mosse alla fine del XIX secolo, quando in città cominciò la produzione dell’Acciaieria.

    Tra i promotori di questo disegno, mai realizzato, vi fu Virgilio Alterocca, che come di consueto si distingueva per la sua incredibile lungimiranza.

    La sua era una prospettiva laica, che si inquadrava nel contesto di una Terni destinata ad una rapidissima crescita demografica.

    Dalle colonne del suo periodico L’Annunziatore Umbro-Sabino, in data 2 settembre 1886, Alterocca scrisse dunque quanto segue:

    <<Ci si era fatto sperare la prossima costituzione di un comitato per erigere un tempio crematorio. La città in cui fumano cento comignoli; in cui la potenza idrodinamica dà vita ad opifici d’importanza mondiale; la città irradiata dalle lampade Cruto e Crompton, non potrà dirsi veramente civile se non usufruirà di questo nuovo trovato della vera civiltà e della scienza>>.

    Alterocca ne faceva dunque una questione di progresso, così che un forno crematorio sarebbe stato auspicabile a fronte dello sviluppo industriale della città.

    Venne dunque lanciata una colletta, promossa dal Circolo degli Amici, che il periodico di Alterocca sottoscrisse e condivise con un articolo datato 8 dicembre 1887. Il giornale aveva intanto assunto il nome Il Corriere Umbro-Sabino.

    Le speranze di dotare la città di questo servizio non trovarono però accoglimento, procurando la delusione di Virgilio Alterocca che, vicino alla morte, nell’abbozzare in data 24 maggio 1910 i suoi intendimenti da un letto di ospedale, venne a rammaricarsi di non poter essere cremato a Terni come avrebbe voluto.

    Si legge dal suo testamento segreto pubblicato da Sergio Marigliani:

    <<Qualora la disgrazia non dovesse farmi sopravvivere all’operazione, alla quale so di dovermi ormai sottoporre, la mia salma sia subito cremata qui in Roma, giacché per nostra disgrazia gli sforzi ed i versamenti fatti oltre venti anni fa per avere anche in Terni un forno crematorio, sono restati a tutt’oggi allo stato di desideri>>.

    Rientrato poi in Umbria, una volta dimesso dalla clinica di Roma in cui era stato ricoverato, Alterocca trovò la morte ad Arrone, il giorno 10 agosto 1910.

    Non essendoci a Terni un forno crematorio, il re delle cartoline venne quindi cremato a Spoleto.

    Le sue ceneri furono poste in un’urna posizionata nel cimitero di quella città, andata poi perduta.

    Se non per un brevissimo periodo, quando nel 1886 fu chiamato a Forlì come Regio Ispettore Scolastico, Alterocca non si era mai voluto separare dalla sua Terni, neppure quando era ormai divenuto ricco e benestante.

    Triste dunque constatare quello che fu poi il destino di Alterocca. Dotare Terni di un forno crematorio, sarebbe pertanto anche un riconoscimento alla sua memoria.

    Le notizie contenute in questo articolo sono tratte da C. Armadori, Virgilio Alterocca (1853-1910) biografia analitica con cenni sulla sua famiglia, Arrone, Thyrus, 2016.

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  • Tour London Stadiums

    Mag 25 • Luoghi e Personaggi • 35 Views

    London is a city with a great sporting tradition.

    In fact, in the English capital there are some facilities that can be considered real temples for fans of football (Wembley Stadium), rugby (Twickenham) and tennis (Wimbledon).

    However, for a visit to these sacred places of sport, access is only possible by purchasing the special tours organized directly on site.

    VISIT LONDON STADIUMS. INFO AND TICKETS

    Thanks to our collaboration with the tour operator Golden Tours, we have a whole range of options available.

    On this page, we list the links for purchasing tickets.

    Let’s start with Wembley Stadium, which is the facility that hosts the matches of the English national football team. The tour lasts 75 minutes. Nearest underground station: Wembley Park.

    Below the link for purchasing tickets:

    http://londrainitaliano.gttix.com/wembley-stadium-tour

    The next option is the tour of the Emirates Stadium, where Arsenal play its matches. The tour lasts 75 minutes. Nearest underground station: Arsenal.

    Below the link for purchasing tickets:

    http://londrainitaliano.gttix.com/arsenal-emirates-stadium-tour

    Another option is the Stamford Bridge tour, where Chelsea play its matches. The tour lasts 1 hour. Nearest underground station: Fulham Broadway.

    Below the link for purchasing tickets:

    http://londrainitaliano.gttix.com/chelsea-fc-stadium-tour-and-museum

    A tour that added to the offer is that of Tottenham Hotspur Stadium, which became available only after the stadium was completely refurbished. The visit lasts about 90 minutes. Nearest underground station: Seven Sisterws.

    Below the link for purchasing tickets:

    https://londrainitaliano.gttix.com/tottenham-hotspur-stadium-tour

    If you need any assistance, please do not hesitate to contact us.

    Info: londrainitaliano@gmail.com

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  • Su Carlo Montarsolo, noto pittore italiano nato a Marmore

    Apr 24 • Terni Falls Festival • 138 Views

    Ci sono grandi artisti che sono giunti nel borgo di Marmore per dipingere o disegnare dall’alto la Cascata. I più noti sono sicuramente Camille Corot e William Turner.
    E poi ci sono artisti, pure di grosso spessore, che nel borgo di Marmore vi sono addirittura nati, come è il caso di Carlo Montarsolo, ovvero uno dei più validi esponenti italiani della pittura del dopoguerra.

    Marmore

    Abbiamo deciso di raccontarvi brevemente la sua storia, convinti che la riscoperta sul territorio di questo personaggio possa rappresentare un motivo di orgoglio per tutta la locale comunità.

    Autoritratto.

    Carlo Montarsolo è noto negli ambienti della storia dell’arte come pittore napoletano. Tutti i numerosi scritti che sono stati pubblicati sulla sua figura ci dicono tuttavia che il luogo di nascita era Marmore.

    Abbiamo quindi convenuto di indagare questo legame con il nostro territorio, cominciando intanto con una prima ricognizione delle fonti.

    Abbiamo dapprima contattato l’Associazione Montarsolo, che gentilmente ci ha fornito delle indicazioni sulle ragioni per cui la famiglia di Carlo era giunta in questa zona.

    Ugo Montarsolo, padre di Carlo, si era trasferito a Terni per lavorare come contabile all’Acciaieria. Con lui era salita anche la moglie, la signora Gemma Zacchei.

    Il 29 maggio 1921 venne al mondo il loro figlio Carlo. L’atto di nascita, tratto dai registri dell’allora Comune di Papigno, conferma che il pittore nacque a Marmore. Sull’atto manca tuttavia il numero civico dove il parto avvenne, andrebbero pertanto svolte ulteriori ricerche per individuare quale fu la casa.

    C’è da credere che la famiglia Montarsolo rimase a Marmore solo per un breve periodo. La coppia nel 1923 era infatti già rientrata a Portici, dove nacque l’altro figlio Paolo Montarsolo, che fu invece un noto cantante lirico.

    Non è negli scopi di questo articolo presentare nel dettaglio la biografia di Carlo Montarsolo, forniremo comunque delle informazioni essenziali.

    Carlo si era avvicinato alla pittura giovanissimo, vincendo già all’età di 15 anni il premio Ludi Yuvenilis; il suo primo interesse fu la pittura ad olio; si laureò in Economia e Commercio e poi intraprese un carriera nell’Aeronautica.

    Nel 1948 tenne a Napoli la sua prima mostra personale, ricevendo giudizi critici entusiastici. Nel 1957, sempre a Napoli, vinse il Premio Mancini. Montarsolo partì poi per il Belgio, dove rimase molto colpito dalle opere di Picasso e Braque. Cominciò quindi a produrre nuovi lavori tra realtà ed astrazione, influenzato dalla lezione del cubismo analitico.

    Fiori di campo.

    Montarsolo è stato presente a tutte le edizioni della Quadriennale di Roma dal 1951 al 1973, ma anche alle Biennali di Venezia, alla Biennale Internazionale del Mediterraneo, e successivamente a Melbourne, New York e Sydney come rappresentante italiano della Quadriennale di Roma.

    Per i suoi meriti artistici e culturali, nel 1968 venne insignito dal Capo dello Stato della Commenda al merito artistico della Repubblica. Numerosi i premi ottenuti in quel periodo. Montarsolo ha poi esposto in gallerie di tutto il mondo, spesso invitato dagli Istituti Italiani di Cultura.

    Nel 1986, si tenne una sua mostra antologica al Museo Vigna Pignatelli di Napoli. Nel 1993, un’altra sua personale si svolse all’Università Federico II di Napoli, dove Carlo si era laureato. Nel 1996, Montarsolo ottenne il premio Sileno d’Oro, già assegnato anche a Renato Guttuso.

    Carlo Montarsolo è scomparso il 23 luglio 2005 a Monte Compatri (Roma).

    Lave vesuviane.

    I suoi lavori sono nelle collezioni degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo, alla Permanente di Milano, nei musei d’arte moderna di Roma, Parigi, Monaco, Bonn e Santo Domingo.

    Da un catalogo del 1972, si scopre come alcune sue opere fossero possedute a Terni da privati e dalla Galleria Poliantea. Sempre nell’ambito della stessa galleria, nel 2005 altre tele di Montarsolo vennero esposte presso Palazzo Primavera.

    Carlo Montarsolo.

    Sembrerebbe di escludersi che il pittore abbia mai eseguito opere paesaggistiche con soggetto il territorio umbro. Da quanto ci hanno riferito dall’Associazione Montarsolo, Carlo ricordava tuttavia sempre con piacere il fatto di essere nato a Marmore.

    E siamo sicuri che con altrettanto piacere Marmore, e la città di Terni, accoglieranno adesso Carlo Montarsolo nel novero dei concittadini illustri.

    Il dipinto in copertina si intitola Nuvole tempestose sul Vesuvio: il vulcano di Napoli era infatti uno dei soggetti preferiti di Montarsolo.

    Si ringraziano i signori Federico Romanelli Montarsolo, presidente dell’Associazione Montarsolo, e Gigi Manini, del servizio anagrafico del Comune di Terni, per il prezioso supporto fornito a questa piccola investigazione.

    Per un quadro più completo sull’artista inseriamo qui il link dell’Associazione Montarsolo.

    http://www.carlomontarsolo.it/

    Christian Armadori e Sheila Santilli.

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  • Anno 1880, le lagnanze di un diplomatico britannico in visita alla Cascata

    Apr 16 • Terni Falls Festival • 93 Views

    La Cascata delle Marmore ha sempre rappresentato un luogo di incomparabile bellezza per i viaggiatori che venivano ad ammirarla.

    L’afflusso di turisti generò tuttavia anche un triste fenomeno, più volte segnalato nei diari di viaggio dell’Ottocento.

    Sto parlando dell’accattonaggio, una pratica fastidiosa, considerata quasi una sorta di inevitabile pegno da pagarsi, comunque ricompensato dall’esperienza unica che offriva la Cascata.

    Sono quindi a raccontare la testimonianza di un diplomatico britannico, addetto d’ambasciata, che volle poi lamentarsi sulle pagine de L’Unione Liberale.

    Il sig. W. Willman, pur rimanendo lo stesso incantato dallo spettacolo presentatosi ai suoi occhi, scrisse una lettera di lagnanze una volta di rientro a Terni, dove alloggiava presso l’Hotel d’Europa. La missiva è datata 23 ottobre 1880, e fu pubblicata da L’Unione Liberale il successivo 31 ottobre.

    Esordì il diplomatico:

    <<Pregiatissimo Sig. Direttore, di passaggio per questa città, se non mi fossi recato a visitare la famosa caduta delle Marmore, avrei creduto fare un torto ai Ternani, ed al celebre poeta mio connazionale Lord Byron che ne fece una sublime ed assai veridica descrizione nei suoi Viaggi. V’andai, e debbo dire che la vista di tanta bellezza vinse ogni mia aspettazione. Notai per altro un inconveniente che mi permetterò chiamare indecoroso. E ciò consiste nell’assiduo e petulante accattonaggio di cui è fatta vittima il forestiero che si reca lassù>>.

    Raccontò dunque:

    <<Appena sceso dalla vettura fui circondato da un’infinità di ragazzi e giovanotti d’ambo i sessi, dall’aspetto florido e robusto, che mi assediarono letteralmente, offrendomi alcuni di essi pezzetti di pietra stalattite, e chiedendomi gli altri l’elemosina con una resistenza ed una petulanza da far saltare la bile all’uomo il più paziente. Tentai liberarmene distribuendo loro qualche soldo, ma fu un aggiungere legna al fuoco. Chiesi il prezzo di una di quelle pietre e mi fu risposto due lire, che in un baleno addivennero venti centesimi. E nella mia breve escursione mi tennero sempre dietro, e si immagina facilmente quanta noia mi dessero>>.

    Willman epresse poi rimpianto, non senza evidenziare gli elementi di raggiro:

    <<Chissà quanto tempo mi sarei trattenuto ad ammirare quella stupenda veduta, ma fui costretto darvi un’occhiata alla sfuggita, per uscire di mezzo a quei finti accattoni: poiché mi fu detto dal mio auriga essere quella marmaglia tutta gente che aveva dei possedimenti nei dintorni>>.

    Willman convenne allora:

    <<Tornai alla locanda ove giunsi stizzito in un modo unico. Quivi appresi la pubblicazione di un periodico locale, e pensai tenere in esso parola di quanto ho narrato>>.

    Il diplomatico si augurò così:

    <<Faccio assegnamento sulla di lei cortesia perché sia resa di pubblica ragione questa mia lagnanza, onde si provveda da chi si deve alla remozione di questo inconveniente, che è l’unico che ho rimarcato in questo colto, civile e simpatico paese; ed è quindi indegno di esso. Perdoni il disturbo e ringraziandola la riverisco>>.

    La Cascata delle Marmore non ricadeva però ancora sotto le competenze del Comune di Terni, poiché era nel territorio del Comune di Papigno. L’Unione Liberale pensò quindi di girare la segnalazione di Willman al sindaco di quella amministrazione, non senza esprimere critiche sulle pretese di Papigno di conservare la sua autonomia municipale. Si legge:

    <<L’egregio sig. Willman non sapeva che la caduta delle Marmore è situata entro il territorio del Comune di Papigno. Dedichiamo pertanto la sua lettera al sig. Sindaco di Papigno, al quale sta tanto a cuore l’autonomia del suo comune: e gli diciamo che quando si hanno certe albagie, bisogna fare in modo che non si abbia quasi la necessità di portare una scorta armata per attraversare il suo microscopico comunello. E per suggerirgli un rimedio pratico a rimuovere l’inconveniente sopra lamentato gli soggiungiamo di dare incarico a due bravi guardiani di sorvegliare la località e denunciare all’autorità giudiziaria gli importuni accattoni>>.

    Ricordiamo come Papigno sarebbe passato sotto il territorio del Comune di Terni solo nell’anno 1927.

    Christian Armadori

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  • Nasceva 100 anni fa Orlando Strinati, una vita per la Ternana

    Apr 5 • Terni Falls Festival • 142 Views

    Il 5 aprile 1921 nasceva a Terni uno dei giocatori che più hanno dedicato la loro carriera alla maglia rossoverde.

    Sto parlando di Orlando Strinati, affettuosamente Lello per i tifosi della Ternana, che con 247 presenze all’attivo si colloca al quarto posto nella speciale classifica, dietro a Ratti, Marinai e Bonassin, i quali non era tuttavia nativi di Terni.

    Siccome la storia della Ternana è fatta dai personaggi che l’hanno scritta, ho pensato di dedicare un breve profilo alla figura di Orlando Strinati, pure per farlo conoscere ai più giovani.

    A parte una breve parentesi lontano da Terni nel periodo 1942-1943 in cui svolse il militare (giocò con il Gruppo Sportivo Falck ed il Chieti), Strinati ha sempre e solo indossato la maglia della squadra della sua città, con la quale ha militato per ben 13 stagioni.

    Fatte le dovute proporzioni, Strinati rappresenta per la Ternana quello che Totti rappresenta per la Roma.

    C’è da credere che Orlando si avvicinò al calcio seguendo le orme del fratello Violando (classe 1913). Pure egli aveva vestito la maglia della Ternana, a metà degli anni ’30. Dalle notizie frammentarie relative a quel periodo non risultano tuttavia sue presenze in prima squadra.

    Orlando aveva invece esordito l’8 maggio 1938, all’età di 17 anni, in occasione della sconfitta subita dalla Borzacchini per 3-0 sul campo dell’Interamnia Teramo, in una gara valevole per la Coppa Italia Centrale. Siccome proprio quel giorno i titolari erano impegnati nella concomitante sfida di campionato contro la Lazio II, la squadra si presentò in Abruzzo con le riserve.

    La Borzacchini riuscì poi a ribaltare il risultato dell’andata, e pure a vincere la Coppa Italia Centrale, unico trofeo nella storia del club rossoverde. La finale con la Sambenedettese fu giocata ben quattro volte, persistendo la parità tra le due squadre (erano previsti i supplementari ma non i rigori). Strinati fu schierato titolare dal tecnico ungherese Bela Karoly nel primo di questo incontri.

    A farlo esordire in campionato fu invece l’indimenticato tecnico Guido Gianfardoni, in occasione della sfida del 7 aprile 1940 a Terni in cui i rossoverdi si imposero per 4-1 sulla Tiferno (Serie C).

    Strinati era un instancabile mediano tutto polmoni, un po’ come Oriali per capirci, piccolo di statura e molto agile. Faceva un lavoro sporco in mezzo al campo, e non era fare goal il suo mestiere.

    Nonostante le tante presenze in rossoverde, sono infatti solo 9 le reti da lui messe a segno, la prima delle quali il 26 dicembre 1948 nella vittoria interna per 3-0 contro la Solvay (Serie C).

    L’apice della sua carriera si ebbe a cavallo tra il 1946 e il 1948, quando Lello ebbe modo di esordire in Serie B in occasione della gara Ternana-Pescara 1-1 (22 settembre 1946). In panchina sedeva pure in quell’occasione un ungherese, ovvero Eugeny Takàcs.

    Nell’arco di due stagioni, Orlando Strinati collezionò 37 presenze tra i cadetti, sfiorando addirittura la Serie A nella stagione 1946-47, quando la Ternana arrivò seconda in classifica a tre lunghezze di distanza dalla Salernitana.

    Il buon Lello, che come molti altri giocatori rossoverdi si divideva tra calcio e Acciaieria, pensò di rimanere alla Ternana anche quando cominciò la parabola discendente del club verso le serie inferiori, indossando spesso la fascia di capitano.

    Disputò quindi in rossoverde due tornei di Serie C (1948-49 e 1949-50), due di Promozione Interregionale (1950-51 e 1951-52), e finanche due di Promozione Umbra (1952-53 e 1953-54).

    Nella fallimentare stagione 1951-52, condizionata da gravi difficoltà economiche, Orlando Strinati rivestì per un certo periodo anche il ruolo di giocatore-allenatore.

    La sua esperienza in rossoverde si concluse nella trionfale stagione 1953-54, quando la Ternana dominò il torneo di Promozione Umbra e ritornò in IV Serie. Fu quella l’unica volta che Orlando Strinati conquistò una promozione in carriera: chiuse dunque in bellezza, realizzando in quella stagione anche 3 reti, di cui una nella stracittadina contro la Bagicalupo.

    In quegli stessi anni, con la Ternana aveva giocato anche l’altro fratello Rodolfo Strinati (classe 1923), collezionando 66 presenze e 8 reti nel periodo 1950-1953.

    Conclusa la carriera attiva, Orlando Strinati rimase sempre nel mondo del calcio, continuando ad allenare le squadre giovanili della città almeno fino all’età di 70 anni.

    Orlando Strinati è morto nella sua Terni il 3 agosto 2004. Aveva 83 anni.

    In sua memoria, l’amministrazione comunale ha dedicato il campo sportivo del Terni Est in Via Vulcano.

    Ricordo personalmente di Orlando Stinati la sua disponibilità e l’allegria dei suoi racconti.

    Proprio a proposito della finale di Coppa Italia Centrale contro la Sambenettedese, Orlando Strinati ricordava la disinvoltura delle cameriere dell’albergo, che erano stato probabilmente addestrate per distogliere l’attenzione dei giocatori rossoverdi alla vigilia della gara.

    E curiosa era anche la sua giustificazione per il pesante 8-0 subito a Palermo nel torneo 1947-48. A suo dire, il portiere De Angelis aveva bevuto qualche bicchiere di troppo prima della partita. Ma visto l’entità del rovescio, c’è da credere che non fu il solo.

    Orlando Strinati è stato una bandiera della Ternana nel vero senso della parola. E non ha mai smesso di seguire affettuosamente i rossoverdi, sebbene qualche volta con un pizzico di rammarico per la poca considerazione che le dirigenze riservavano alle vecchie glorie del passato.

    Siamo sicuri che la Ternana di Cristiano Lucarelli gli avrebbe sicuramente regalato una grossa soddisfazione!

    Le immagini di questo articolo sono di proprietà di Mario Strinati, uno dei due figli di Orlando.

    Christian Armadori

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  • Sarà inaugurata il 1 luglio la statua della principessa Diana

    Mar 29 • Eventi • 115 Views

    Sarà inaugurata il prossimo 1 luglio 2021 la statua che i principi William e Harry hanno voluto far realizzare in memoria della loro mamma, l’indimenticata principessa Diana.

    Il monumento troverà posto a Londra, nel Sunken Garden di Kensington Palace, la residenza reale che più di ogni altra è legata alla principessa del Galles.

    La cerimonia avverrà nel giorno in cui Diana Spencer avrebbe compiuto 60 anni.

    La statua è stata realizzata dall’artista Ian Rank-Broadley, ovvero colui che ha disegnato il ritratto della regina Elisabetta che compare sulle monete del Regno Unito.

    Nelle intenzioni dei due figli, la statua di Diana rappresenterà un invito a riflettere sulla vita e sull’eredità lasciata dalla madre.

    Inutile dire come, alla luce delle recenti incomprensioni tra il principe Harry ed il resto della famiglia, l’incontro con il fratello William sia atteso con una certa curiosità.

    Sempre sulla principessa Diana, potrebbero essere di interesse gli articoli di cui incolliamo sotto i link, il primo inerente il luogo di sepoltura, ed il secondo sui luoghi di Londra dedicati alla sua memoria.

    https://www.londrainitaliano.it/nel-northamptonshire-la-tomba-della-principessa-diana/

    https://www.londrainitaliano.it/i-luoghi-della-principessa-diana-a-londra/

    Immagine di copertina: utente wiki Edwardx

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  • Una targa a Dublino per Violet Gibson, la donna che sparò a Benito Mussolini

    Mar 11 • Luoghi e Personaggi • 132 Views

    Il Consiglio comunale di Dublino ha approvato una mozione per dedicare una targa a Violet Gibson, la donna che il 7 aprile 1926 attentò alla vita di Benito Mussolini a Piazza del Campidoglio.
    Di origini aristocratiche, la Gibson (1876-1956) era arrivata in Italia dopo una vita piuttosto irrequieta e turbolenta.
    Il suo fu uno dei quattro attentati nei confronti di Mussolini durante il regime fascista, quello che maggiormente si avvicinò all’obiettivo.
    Era una giornata primaverile quando la donna, allora 50enne, si fece largo tra la folla che acclamava il duce sparando diversi colpi di pistola: uno di questi gli sfiorò il naso, ferendolo.
    La pistola si inceppò e la Gibson rischiò di essere linciata dalla folla. Fu salvata dall’intervento della polizia che, arrestandola, la portò fuori tiro dalla furia dei presenti.
    Fin da subito, le autorità fasciste parlarono del gesto di una squilibrata istigata da provocatori, e la deportarono verso il Regno Unito, anche per evitare di dover celebrare il processo in Italia.
    Dichiarata mentalmente inferma, la Gibson fu internata nel St Andrew’s Hospital, un manicomio di Northampton, dove morì in solitudine nel 1956.
    Le motivazioni per il riconoscimento si basano sull’impegno politico della donna, definita dai membri del Consiglio che ha presentato la mozione <<una antifascista impegnata, che dovrebbe ricevere il posto che le spetta nella storia delle donne d’Irlanda>>.

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  • La nipote di Virgilio Alterocca vice console onorario in California

    Feb 27 • Terni Falls Festival • 139 Views

    Uno dei dubbi rispetto alla figura di Virgilio Alterocca è relativa a suoi più diretti discendenti.

    È noto che l’indimenticato imprenditore ternano ebbe due figli, e cioè Renato (nato a Terni nel 1888) e Silvia (nata a Terni nel 1898). Divenuti adulti, poche sono le informazioni sul loro conto.

    Renato si era sposato a Napoli nel 1920 con Anna Rocco;

    Silvia pure si era sposata nel 1920, e sempre con un membro della stessa famiglia, vale a dire il giurista romano Ugo Rocco.

    Questo secondo matrimonio aveva portato una boccata di ossigeno all’azienda di famiglia, altrimenti in difficoltà dopo la morte del suo fondatore.

    Pure contando sul supporto di suo fratello Alfredo Rocco, che fu Ministro di Grazie e Giustizia nel governo Mussolini e di cui si ricorda l’omonimo codice penale (il codice Rocco), Ugo asssunse infatti per un certo periodo la presidenza dello Stabilimento Alterocca.

    C’è da credere che tanto Renato, quanto Silvia, dovettero poi distaccarsi dall’Umbria. Il primo morì a Merano nel 1942, la seconda morì a Roma nel 1972. La loro separazione da Terni non ha quindi aiutato il reperimento di informazioni.

    Proprio quando stavo per completare la mia ricerca su Virgilio Alterocca e la sua famiglia, avevo tuttavia reperito online un articolo su tale Mirella Hemp Alterocca, pubblicato all’indomani della sua morte, avvenuta il 27 luglio 2008 all’età di 83 anni.

    Tale scritto era apparso sulle pagine di un giornale americano, ovvero il San Francisco Chronicle.

    Incuriosito dal cognome della defunta, ho quindi provato a capire quale potesse essere il suo legame con il nostro Virgilio, tanto più leggendosi di come la misteriosa Mirella si fosse prodigata per quasi cinquant’anni nel promuovere la cultura e la lingua italiana nella zona di San Francisco.

    La mia investigazione si è pertanto indirizzata sugli ambiti istituzionali dove la suddetta svolse con entusiasmo e dedizione la sua carriera, nel caso specifico, gli uffici del Consolato Italiano a San Francisco, che la videro impiegata per oltre un trentennio, e nei quali arrivò a ricoprire alte cariche diplomatiche.

    Nata a Roma il 7 maggio 1925, questa donna di raffinata cultura era giunta in California agli inizi degli anni ’50, divenendo progressivamente un punto di riferimento all’interno della locale comunità italo-americana.

    Nel settembre 1955, Mirella si era poi sposata con il giornalista Richard Hunter Hemp (1919-1999) che fu per lungo tempo editore del San Francisco Chronicle, ovvero il quotidiano dove era stato scritto l’articolo da cui ha preso le mosse tutto il discorso.

    <<Il suo interesse era l’Italia – ricordava su quelle colonne il nipote Paul Hemp – non un interesse accademico tuttavia, ma un interesse che era parte della sua identità>>.

    E proprio in ossequio alle sue radici, Mirella aveva cominciato a lavorare negli ambienti consolari, divenendo inoltre presidente dell’associazione Panorama Italiano volta alla promozione della nostra lingua nelle scuole pubbliche di San Francisco.

    <<La sua profonda conoscenza dell’Italia, anche sotto il profilo della storia e della cultura, la sua comprensione delle vicende politiche italiane, il suo umorismo, facevano di lei una preziosissima compagna per tutti noi>> rammentava nello stesso articolo David Perlman, editore del giornale per la sezione scientifica.

    E siccome fu specialmente il Consolato Italiano che poté beneficiare dell’energico contributo intellettuale di Mirella Alterocca (vi rimase impiegata fino al 1985), non sorprende di ritrovare accanto al suo nome la carica di Capo Cancelliere, alla quale fece seguito, una volta raggiunta l’età pensionistica, la prestigiosa investitura di Vice-Console Onorario presso il distaccamento della vicina San Josè (posizione che mantenne fino al 1995).

    E non sorprende pure in virtù di quanto in vita seppe fare quel nonno che Mirella non ebbe mai la fortuna di conoscere. Grazie alla disponibilità della dott.ssa Anna Maselli (assistente del Console Generale a San Francisco) e della dott.ssa Romana Bracco (presidente del locale Comitato degli Italiani residenti all’estero), si è avuto modo di appurare un’informazione per certi versi inaspettata.

    I registri consolari hanno infatti rivelato come la signora Mirella Hemp Alterocca, decorata con la prestigiosa onorificenza Ordine al Merito della Repubblica Italiana, fosse la figlia di Renato Alterocca e Anna Rocco, e pertanto diretta discendente di Virgilio Alterocca, un nonno che sarebbe stato certamente orgoglioso di quella cara nipote volata negli States.

    Purtroppo si deve pensare che Mirella non ebbe figli, dai quali eventualmente trarre ulteriori elementi utili. La persona a lei più vicina è il nipote Paul Hemp, già editore nell’ambito dell’Harvard Business Review. È quindi lui che andrebbe eventualmente contattato.

    Le informazioni riportate in questo articolo sono tratte dal volume Virgilio Alterocca (1853-1910): biografia analitica con cenni sulla sua famiglia (Thyrus, 2016).

    Christian Armadori

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  • William Cowen un pittore paesaggista inglese nella valle del Nera

    Feb 10 • Terni Falls Festival • 180 Views

    L’artista di cui vi parlo brevemente stavolta è William Cowen (1791-1864), pittore paesaggista inglese che viaggiò in Italia negli anni 1819-1820.

    Al suo nome sono legate due opere realizzate sul territorio di Terni e Narni, non ancora catalogate nell’archivio dei pittori plenaristi.

    Cowen nacque a Rotherham (South Yorkshire) nel 1791.

    Nel 1811, l’artista cominciò a insegnare disegno nella vicina Sheffield.

    Cowen entrò poi nelle grazie del nobile William Fitzwilliam, che nel 1819 decise di finanziare il Grand Tour del pittore in Italia e Svizzera.

    Qui Cowen potè realizzare diversi acquerelli e disegni. Egli visitò Roma, Firenze e il lago di Como, e da quanto si evince dalle opere da me rintracciate, dovette sicuramente soggiornare anche nella valle del fiume Nera.

    Lo rileva il disegno che ho inserito in copertina, datato 1819, con titolo Near the falls of Terni (25,5 x 38,5 cm.), trovato nel catalogo del sito d’aste Ewbank.

    Non solo. Sempre cercando nel web, ho anche rintracciato un acquerello senza data che ha per soggetto il Ponte di Augusto a Narni, conservato nella Devonshire Collection di Chatsworth (Derbyshire).

    Rientrato in patria, l’artista pubblicò un volume dal titolo Six Views of Italian and Swiss Scenery (1824), in cui inserì alcune incisioni tratte dai suoi disegni.

    Cowen si stabilì quindi a Londra, dove nel 1832 fu tra i fondatori del Royal Institute of Painters in Water Colours.

    Attratto dalla vita di Napoleone Bonaparte, nel 1840 l’artista trascorse un certo periodo in Corsica.

    Al ritorno da questa esperienza, Cowen pubblicò  nel 1848 un volume di incisioni dal titolo Six weeks in Corsica, inteso anche a far scoprire quell’isola al tempo ancora poco conosciuta dai viaggiatori britannici.

    Sempre nel 1848, Cowen fu tra i pittori che esposero alla Free Exhibition of Modern Art svoltasi nello scenario di Hyde Park.

    Cowen morì a Londra nel 1864, all’età di 72 anni. Fu sepolto nella capitale britannica presso il Brompton Cemetery.

    Alcuni dei dipinti e dei disegni di William Cowen sono oggi conservati presso il British Museum di Londra.

    Christian Armadori

    Ponte Nomentano.

    Frascati.

    Veduta di Firenze.

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  • Maceo Casadei, un pittore figurativo romagnolo a Papigno

    Feb 5 • Terni Falls Festival • 183 Views

    L’artista di cui vi parlo brevemente stavolta è Maceo Casadei (1899-1992), pittore romagnolo che si inserisce nella tradizione figurativa novecentesca.

    Ho infatti scovato una sua opera senza data in cui è rappresentato Papigno, un olio su masonite, di dimensioni 35.5 x 43 cm, che era stato messa in vendita sul sito di aste Gregory’s per un valore stimato tra 500 e 1.000 euro.

    Non risultando questo pittore ancora catalogato nell’archivio dei Plenaristi, ho pensato di compilarne un profilo essenziale.

    Nato a Forlì nel 1899, Casadei fu da principio allievo del pittore Giovanni Marchini.

    Nel 1912 emigrò con la famiglia a Lione, dove potè frequentare la Scuola Libera del Nudo. Qui incontrò il concittadino artista Pietro Angelini, anch’egli emigrato in Francia, e lo affiancò come collaboratore.

    Durante la Prima Guerra Mondiale venne arruolato e mandato al fronte (fu uno dei cosiddetti Ragazzi del ’99).

    Nel 1917 dipinse l’opera intitolata Ritirata di Caporetto, oggi nella collezione della Cassa dei Risparmi di Forli e della Romagna.

    Dopo la prima guerra mondiale, Casadei tornò qualche tempo a Lione, per poi rientrare in Romagna e dedicarsi attivamente alla pittura.

    Operò anche come ritoccatore fotografico, eseguendo, per necessità, decorazioni murali e scene teatrali.

    Nel 1934, l’artista fu assunto dall’Istituto Nazionale Luce di Roma, per il quale lavorò nel reparto trucchi fotografici e progettò vari padiglioni fieristici.

    Nel 1937, due sue opere vennnero acquistate dal Ministero dell’Educazione Nazionale ed esposte alla Galleria d’Arte Moderna di Roma.

    Nel 1941 venne mandato al fronte come reporter di guerra.

    Dal 1941 al 1943 scattò migliaia di fotografie ed eseguì opere personali di soggetto bellico che, nel 1942, furono esposte alla Galleria Il Milione di Milano.

    Dall’inizio degli anni Cinquanta, Casadei operò assiduamente a Forlì dove svolse una intensa attività di promozione nel campo delle arti visive.

    Nel 1959 eseguì la sua opera decorativa di maggiore impegno, La Visione della Madonna ai Santi Sette Fondatori, destinata alla Chiesa dei Servi di Maria a Roma.

    Nel 1968, Casadei donò alla Pinacoteca Civica di Forlì oltre 150 opere di vario genere: dipinti, acquerelli, disegni.

    Per dare un senso della sua dimensione artistica, riporto una recensione critica tratta dal sito arteromagna:

    <<Ammirato per la sua abilità pittorica e per la sua inconfondibile cifra stilistica, Maceo divenne il nume artistico di Forlì […]. Pittore dotato di rare capacità di sintesi e caratterizzato da un estremamente raffinato uso del colore, Maceo ha dato un apporto particolare alla tradizione figurativa novecentesca mantenendo saldi i riferimenti con il reale e sapendoli tradurre in una pittura altamente sofisticata pronta a cogliere quegli istanti perfetti in cui anche gli elementi più prosaici, ordinari e famigliari diventano, in una finzione artistica che supera il documentarismo, aperture verso il meraviglioso>>.

    Maceo Casadei morì nel 1992 nella sua Forlì.

    A Cervia, all’interno del Palazzo Comunale, si trova una mostra permanente di sue opere.

    Da una rapida ricerca online, non ho per il momento reperito altri dipinti di Casadei relativi al territorio di Terni e Narni.

    Christian Armadori

     

    Ritratto di bimba.

     

     

    Paesaggio ravennate.

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