• La nipote di Virgilio Alterocca vice console onorario in California

    Feb 27 • Terni Falls Festival • 22 Views

    Uno dei dubbi rispetto alla figura di Virgilio Alterocca è relativa a suoi più diretti discendenti.

    È noto che l’indimenticato imprenditore ternano ebbe due figli, e cioè Renato (nato a Terni nel 1888) e Silvia (nata a Terni nel 1898). Divenuti adulti, poche sono le informazioni sul loro conto.

    Renato si era sposato a Napoli nel 1920 con Anna Rocco;

    Silvia pure si era sposata nel 1920, e sempre con un membro della stessa famiglia, vale a dire il giurista romano Ugo Rocco.

    Questo secondo matrimonio aveva portato una boccata di ossigeno all’azienda di famiglia, altrimenti in difficoltà dopo la morte del suo fondatore.

    Pure contando sul supporto di suo fratello Alfredo Rocco, che fu Ministro di Grazie e Giustizia nel governo Mussolini e di cui si ricorda l’omonimo codice penale (il codice Rocco), Ugo asssunse infatti per un certo periodo la presidenza dello Stabilimento Alterocca.

    C’è da credere che tanto Renato, quanto Silvia, dovettero poi distaccarsi dall’Umbria. Il primo morì a Merano nel 1942, la seconda morì a Roma nel 1972. La loro separazione da Terni non ha quindi aiutato il reperimento di informazioni.

    Proprio quando stavo per completare la mia ricerca su Virgilio Alterocca e la sua famiglia, avevo tuttavia reperito online un articolo su tale Mirella Hemp Alterocca, pubblicato all’indomani della sua morte, avvenuta il 27 luglio 2008 all’età di 83 anni.

    Tale scritto era apparso sulle pagine di un giornale americano, ovvero il San Francisco Chronicle.

    Incuriosito dal cognome della defunta, ho quindi provato a capire quale potesse essere il suo legame con il nostro Virgilio, tanto più leggendosi di come la misteriosa Mirella si fosse prodigata per quasi cinquant’anni nel promuovere la cultura e la lingua italiana nella zona di San Francisco.

    La mia investigazione si è pertanto indirizzata sugli ambiti istituzionali dove la suddetta svolse con entusiasmo e dedizione la sua carriera, nel caso specifico, gli uffici del Consolato Italiano a San Francisco, che la videro impiegata per oltre un trentennio, e nei quali arrivò a ricoprire alte cariche diplomatiche.

    Nata a Roma il 7 maggio 1925, questa donna di raffinata cultura era giunta in California agli inizi degli anni ’50, divenendo progressivamente un punto di riferimento all’interno della locale comunità italo-americana.

    Nel settembre 1955, Mirella si era poi sposata con il giornalista Richard Hunter Hemp (1919-1999) che fu per lungo tempo editore del San Francisco Chronicle, ovvero il quotidiano dove era stato scritto l’articolo da cui ha preso le mosse tutto il discorso.

    <<Il suo interesse era l’Italia – ricordava su quelle colonne il nipote Paul Hemp – non un interesse accademico tuttavia, ma un interesse che era parte della sua identità>>.

    E proprio in ossequio alle sue radici, Mirella aveva cominciato a lavorare negli ambienti consolari, divenendo inoltre presidente dell’associazione Panorama Italiano volta alla promozione della nostra lingua nelle scuole pubbliche di San Francisco.

    <<La sua profonda conoscenza dell’Italia, anche sotto il profilo della storia e della cultura, la sua comprensione delle vicende politiche italiane, il suo umorismo, facevano di lei una preziosissima compagna per tutti noi>> rammentava nello stesso articolo David Perlman, editore del giornale per la sezione scientifica.

    E siccome fu specialmente il Consolato Italiano che poté beneficiare dell’energico contributo intellettuale di Mirella Alterocca (vi rimase impiegata fino al 1985), non sorprende di ritrovare accanto al suo nome la carica di Capo Cancelliere, alla quale fece seguito, una volta raggiunta l’età pensionistica, la prestigiosa investitura di Vice-Console Onorario presso il distaccamento della vicina San Josè (posizione che mantenne fino al 1995).

    E non sorprende pure in virtù di quanto in vita seppe fare quel nonno che Mirella non ebbe mai la fortuna di conoscere. Grazie alla disponibilità della dott.ssa Anna Maselli (assistente del Console Generale a San Francisco) e della dott.ssa Romana Bracco (presidente del locale Comitato degli Italiani residenti all’estero), si è avuto modo di appurare un’informazione per certi versi inaspettata.

    I registri consolari hanno infatti rivelato come la signora Mirella Hemp Alterocca, decorata con la prestigiosa onorificenza Ordine al Merito della Repubblica Italiana, fosse la figlia di Renato Alterocca e Anna Rocco, e pertanto diretta discendente di Virgilio Alterocca, un nonno che sarebbe stato certamente orgoglioso di quella cara nipote volata negli States.

    Purtroppo si deve pensare che Mirella non ebbe figli, dai quali eventualmente trarre ulteriori elementi utili. La persona a lei più vicina è il nipote Paul Hemp, già editore nell’ambito dell’Harvard Business Review. È quindi lui che andrebbe eventualmente contattato.

    Le informazioni riportate in questo articolo sono tratte dal volume Virgilio Alterocca (1853-1910): biografia analitica con cenni sulla sua famiglia (Thyrus, 2016).

    Christian Armadori

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  • William Cowen un pittore paesaggista inglese nella valle del Nera

    Feb 10 • Terni Falls Festival • 56 Views

    L’artista di cui vi parlo brevemente stavolta è William Cowen (1791-1864), pittore paesaggista inglese che viaggiò in Italia negli anni 1819-1820.

    Al suo nome sono legate due opere realizzate sul territorio di Terni e Narni, non ancora catalogate nell’archivio dei pittori plenaristi.

    Cowen nacque a Rotherham (South Yorkshire) nel 1791.

    Nel 1811, l’artista cominciò a insegnare disegno nella vicina Sheffield.

    Cowen entrò poi nelle grazie del nobile William Fitzwilliam, che nel 1819 decise di finanziare il Grand Tour del pittore in Italia e Svizzera.

    Qui Cowen potè realizzare diversi acquerelli e disegni. Egli visitò Roma, Firenze e il lago di Como, e da quanto si evince dalle opere da me rintracciate, dovette sicuramente soggiornare anche nella valle del fiume Nera.

    Lo rileva il disegno che ho inserito in copertina, datato 1819, con titolo Near the falls of Terni (25,5 x 38,5 cm.), trovato nel catalogo del sito d’aste Ewbank.

    Non solo. Sempre cercando nel web, ho anche rintracciato un acquerello senza data che ha per soggetto il Ponte di Augusto a Narni, conservato nella Devonshire Collection di Chatsworth (Derbyshire).

    Rientrato in patria, l’artista pubblicò un volume dal titolo Six Views of Italian and Swiss Scenery (1824), in cui inserì alcune incisioni tratte dai suoi disegni.

    Cowen si stabilì quindi a Londra, dove nel 1832 fu tra i fondatori del Royal Institute of Painters in Water Colours.

    Attratto dalla vita di Napoleone Bonaparte, nel 1840 l’artista trascorse un certo periodo in Corsica.

    Al ritorno da questa esperienza, Cowen pubblicò  nel 1848 un volume di incisioni dal titolo Six weeks in Corsica, inteso anche a far scoprire quell’isola al tempo ancora poco conosciuta dai viaggiatori britannici.

    Sempre nel 1848, Cowen fu tra i pittori che esposero alla Free Exhibition of Modern Art svoltasi nello scenario di Hyde Park.

    Cowen morì a Londra nel 1864, all’età di 72 anni. Fu sepolto nella capitale britannica presso il Brompton Cemetery.

    Alcuni dei dipinti e dei disegni di William Cowen sono oggi conservati presso il British Museum di Londra.

    Christian Armadori

    Ponte Nomentano.

    Frascati.

    Veduta di Firenze.

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  • Maceo Casadei, un pittore figurativo romagnolo a Papigno

    Feb 5 • Terni Falls Festival • 64 Views

    L’artista di cui vi parlo brevemente stavolta è Maceo Casadei (1899-1992), pittore romagnolo che si inserisce nella tradizione figurativa novecentesca.

    Ho infatti scovato una sua opera senza data in cui è rappresentato Papigno, un olio su masonite, di dimensioni 35.5 x 43 cm, che era stato messa in vendita sul sito di aste Gregory’s per un valore stimato tra 500 e 1.000 euro.

    Non risultando questo pittore ancora catalogato nell’archivio dei Plenaristi, ho pensato di compilarne un profilo essenziale.

    Nato a Forlì nel 1899, Casadei fu da principio allievo del pittore Giovanni Marchini.

    Nel 1912 emigrò con la famiglia a Lione, dove potè frequentare la Scuola Libera del Nudo. Qui incontrò il concittadino artista Pietro Angelini, anch’egli emigrato in Francia, e lo affiancò come collaboratore.

    Durante la Prima Guerra Mondiale venne arruolato e mandato al fronte (fu uno dei cosiddetti Ragazzi del ’99).

    Nel 1917 dipinse l’opera intitolata Ritirata di Caporetto, oggi nella collezione della Cassa dei Risparmi di Forli e della Romagna.

    Dopo la prima guerra mondiale, Casadei tornò qualche tempo a Lione, per poi rientrare in Romagna e dedicarsi attivamente alla pittura.

    Operò anche come ritoccatore fotografico, eseguendo, per necessità, decorazioni murali e scene teatrali.

    Nel 1934, l’artista fu assunto dall’Istituto Nazionale Luce di Roma, per il quale lavorò nel reparto trucchi fotografici e progettò vari padiglioni fieristici.

    Nel 1937, due sue opere vennnero acquistate dal Ministero dell’Educazione Nazionale ed esposte alla Galleria d’Arte Moderna di Roma.

    Nel 1941 venne mandato al fronte come reporter di guerra.

    Dal 1941 al 1943 scattò migliaia di fotografie ed eseguì opere personali di soggetto bellico che, nel 1942, furono esposte alla Galleria Il Milione di Milano.

    Dall’inizio degli anni Cinquanta, Casadei operò assiduamente a Forlì dove svolse una intensa attività di promozione nel campo delle arti visive.

    Nel 1959 eseguì la sua opera decorativa di maggiore impegno, La Visione della Madonna ai Santi Sette Fondatori, destinata alla Chiesa dei Servi di Maria a Roma.

    Nel 1968, Casadei donò alla Pinacoteca Civica di Forlì oltre 150 opere di vario genere: dipinti, acquerelli, disegni.

    Per dare un senso della sua dimensione artistica, riporto una recensione critica tratta dal sito arteromagna:

    <<Ammirato per la sua abilità pittorica e per la sua inconfondibile cifra stilistica, Maceo divenne il nume artistico di Forlì […]. Pittore dotato di rare capacità di sintesi e caratterizzato da un estremamente raffinato uso del colore, Maceo ha dato un apporto particolare alla tradizione figurativa novecentesca mantenendo saldi i riferimenti con il reale e sapendoli tradurre in una pittura altamente sofisticata pronta a cogliere quegli istanti perfetti in cui anche gli elementi più prosaici, ordinari e famigliari diventano, in una finzione artistica che supera il documentarismo, aperture verso il meraviglioso>>.

    Maceo Casadei morì nel 1992 nella sua Forlì.

    A Cervia, all’interno del Palazzo Comunale, si trova una mostra permanente di sue opere.

    Da una rapida ricerca online, non ho per il momento reperito altri dipinti di Casadei relativi al territorio di Terni e Narni.

    Christian Armadori

     

    Ritratto di bimba.

     

     

    Paesaggio ravennate.

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  • Smart working in inglese non significa lavoro da casa

    Feb 4 • Lifestyle • 102 Views

    La definizione smart working non esiste nella lingua inglese, almeno nell’erroneo significato che gli è stato attribuito dalla lingua italiana.

    Potrà sembrare una sorpresa, tanta è la frequenza con cui questa terminologia è entrata in Italia nell’uso comune. Eppure è proprio così!

    Quello che noi chiamiamo smart working, traducendolo come lavoro da casa, in realtà nella lingua inglese si chiama working from home, da cui l’acronimo WFH, oppure remote working.

    Non vi stupite quindi se, quando si potrà tornare a viaggiare, i parlanti anglofoni potrebbero non capire o reagire con ilarità.

    Smart working è dunque uno pseudo anglicismo, come lo sono parole come autostop o autogrill che in inglese si dicono rispettivamente hitch-hiking e motorway service area.

    Come erroneo è affermare che la legge n. 81/2017 contenga il riferimento allo pseudo anglicismo laddove identifica la definizione di lavoro agile. La norma pone l’accento sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale sull’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto.

    Detto ciò, sarebbe più corretto parlare invece di lavoro da casa, lavoro da remoto o di telelavoro.

    Nella lingua inglese, per smart working si fa riferimento piuttosto alla flessibilità dei processi lavorativi nel’ambito delle nuove tecnologie che rendono il lavoro più intelligente.

    Purtroppo è sempre più frequente nella lingua italiana ricorrere ad anglicismi, e poi sentire giornalisti e politici pronunciare le relative parole in modo inesatto, tipo recovery plan e recovery fund, che potrebbero facilmente essere tradotti nelle formule piano di ricovero e fondo di ricovero senza rischiare brutte figure.

    Come un esempio di cacofonia è il modo sbagliato con cui in televisione ci si sente riferire al colosso Apple, pronunciato erroneamente eppol.

    Incollo sotto un link con la corretta pronuncia della parola mela.

    https://www.youtube.com/watch?v=phT22oBa8TU

    Da persona con esperienza nel campo dell’insegnamento delle lingue straniere, non sono a priori contrario agli anglicismi nel nostro idioma, purché vi si faccia un uso corretto.

    Diventa poi difficile rimuovere gli errori di pronuncia cristallizzati. E con smart working, siamo addirittura fuori contesto!

    Christian Armadori

    .

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  • Incontri online di lingua inglese gratis gruppi livello scolastico

    Gen 31 • Lifestyle • 70 Views

    Londra in Italiano vi offre un’interessante opportunità per praticare la lingua inglese in modo comodo e costruttivo, gruppi di livello scolastico.

    Trattasi di appuntamenti online pianificati e mediati da un insegnante che metterà a disposizione la sua esperienza e conoscenza della lingua inglese.

    I primi tre incontri saranno completamente gratuti, senza nessun impegno.

    Laddove si volesse poi continuare l’esperienza didattica, e si riuscirà a creare dei piccoli gruppi, verranno applicate delle tariffe super vantaggiose.

    Gli incontri saranno della durata di circa un’ora e si svolgeranno tramite la piattaforma Zoom.

    È possibile partecipare da qualsiasi parte del mondo, seduti comodatamente a casa.

    Sarà un modo divertente per migliorare l’inglese e conoscere altre persone anche.

    Verranno formati gruppi per i weekend e per un giorno feriale (sera).

    Fateci sapere la vostra disponibilità e vedremo dove collocarvi.

    Info: londrainitaliano@gmail.com

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  • Praticare online l’inglese gratis gruppi di livello scolastico.

    Gen 31 • Lifestyle • 61 Views

    Ecco un’interessante opportunità per praticare la lingua inglese in modo comodo e costruttivo, gruppi di livello scolastico.

    Trattasi di appuntamenti online pianificati e mediati da un insegnante che metterà a disposizione la sua esperienza e conoscenza della lingua inglese.

    I primi tre incontri saranno completamente gratuti, senza nessun impegno.

    Laddove si volesse poi continuare l’esperienza didattica, e si riuscirà a creare dei piccoli gruppi, verranno applicate delle tariffe super vantaggiose.

    Gli incontri saranno della durata di circa un’ora e si svolgeranno tramite la piattaforma Zoom.

    L’idea nasce a Terni, ma è possibile partecipare da qualsiasi parte del mondo, seduti comodatamente a casa. Poi appena sarà consentito potremmo incontrarci di persona anche!

    Sarà un modo divertente per migliorare l’inglese e conoscere altre persone anche.

    Verranno formati gruppi per i weekend e per un giorno feriale (sera).

    Fateci sapere la vostra disponibilità e vedremo dove collocarvi.

    Info: londrainitaliano@gmail.com

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  • Praticare online l’inglese gratis gruppi livello B1

    Gen 30 • Lifestyle • 66 Views

    Ecco un’interessante opportunità per praticare la lingua inglese in modo comodo e costruttivo, gruppi di livello B1.

    Trattasi di appuntamenti online pianificati e mediati da un insegnante che metterà a disposizione la sua esperienza e conoscenza della lingua inglese.

    I primi tre incontri saranno completamente gratuti, senza nessun impegno.

    Laddove si volesse poi continuare l’esperienza didattica, e si riuscirà a creare dei piccoli gruppi, verranno applicate delle tariffe super vantaggiose.

    Gli incontri saranno della durata di circa un’ora e si svolgeranno tramite la piattaforma Zoom.

    L’idea nasce a Terni, ma è possibile partecipare da qualsiasi parte del mondo, seduti comodatamente a casa. Poi appena sarà consentito potremmo incontrarci di persona anche!

    Sarà un modo divertente per migliorare l’inglese e conoscere altre persone anche.

    Verranno formati gruppi per il sabato mattina/pomeriggio e per il giovedì sera.

    Fateci sapere la vostra disponibilità e vedremo dove collocarvi.

    Info: londrainitaliano@gmail.com

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  • Praticare l’inglese online gratis gruppi livello B1

    Gen 30 • Lifestyle • 98 Views

    Londra in Italiano organizza dei gruppi per praticare l’inglese online, livello B1.

    Gli incontri saranno pianificati e mediati da un insegnante che metterà a disposizione la sua esperienza e conoscenza della lingua inglese.

    Trattandosi di un’iniziativa sperimentale, i primi tre incontri saranno completamente gratuti, senza nessun impegno.

    Laddove si volesse poi continuare l’esperienza didattica, e si riuscirà a creare dei piccoli gruppi, verranno applicate delle tariffe super vantaggiose.

    Gli incontri saranno della durata di circa un’ora e si svolgeranno tramite la piattaforma Zoom. Potranno essere seguiti comodamente da casa da qualsiasi parte del mondo.

    Sarà un modo divertente per migliorare l’inglese e conoscere altre persone anche.

    Verranno formati gruppi per il sabato mattina/pomeriggio e per il giovedì sera.

    Fateci sapere la vostra disponibilità e vedremo dove collocarvi.

    Info: londrainitaliano@gmail.com

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  • W. H. G. Kingston, uno scrittore vittoriano per ragazzi a Terni e Narni (anno 1833)

    Gen 23 • Terni Falls Festival • 81 Views

    Il personaggio di cui vi parlo stavolta che ha soggiornato sul territorio di Terni e Narni è William Henry Giles Kingston, un prolifico scrittore inglese di epoca vittoriana, noto soprattutto come autore di letteratura per ragazzi.

    Il suo nome non era ancora stato catalogato nel novero dei personaggi illustri che al tempo del Grand Tour sono transitati da questa zona.

    Nato a Londra nel 1814, figlio di un mercante, Kingston trascorse la maggior parte della sua infanzia ad Oporto, dove da adulto cominciò a maturare l’interesse per la scrittura.

    Rientrato in Inghilterra, Kingston fondò alcune testate a carattere imperialista (The Colonist ad esempio), per poi cominciare, nel 1844, la sua esperienza di romanziere.

    Il suo primo libro per un pubblico giovanile fu pubblicato nel 1851, con titolo Peter the whaler. Il successo di questa opera lo indusse a dedicarsi esclusivamente all’attività di scrittore per ragazzi.

    Furono almeno 130 i racconti da lui pubblicati, indirizzati ai rampolli delle classi agiate britanniche, che avevano come valori la morale cristiana e il predominio britannico nel mondo.

    Agli inizi del 1860, Kingston fu tuttavia colpito da una grave crisi finanziaria, alleviata solo nel momento in cui, nel 1870, egli cominciò la traduzione di alcune opere di Jules Verne, con l’aiuto della moglie Agnes Kinloch, con la quale ebbe ben otto figli.

    Lo scrittore continuò la sua produzione fino a poco prima di morire. Nel 1880 aveva infatti fondato The Union Jack, un settimanale illustrato per fanciulli, dovendo lasciare la direzione proprio per problemi di salute.

    La condizione di vivere tra Portogallo e Inghilterra avevano portato Kingston a viaggiare fin dall’infanzia.

    In Italia era giunto nel 1833, quando non aveva ancora compiuto 19 anni. Durante il soggiorno romano, lo scrittore strinse amicizia con un gruppo di americani, tra cui lo scrittore Nathaniel Parker Willis, e con alcuni di loro intraprese il tragitto verso Firenze.

    Nathaniel Parker Willis.

    Una volta a Narni, la mattina del 9 aprile 1833, Kingston ed un giovane compagno di viaggio (citato solo come W.), abbandonarono per qualche ora il vetturino e gli altri passeggeri, con l’intenzione di visitare <<le rovine di un enorme ponte Romano, dedicato a Cesare Augusto, se non fatto costruire proprio da lui>>.

    Raggiunto il grandioso Ponte di Augusto, lo scrittore volle fare uno schizzo della <<stupenda rovina>>, che trovò posto nel suo diario di viaggio da cui sono tratte queste informazioni (My travels in many land, narrated for my young friends, W. Kent & Co., London, 1862).

    Credendo erroneamente che il vetturino avesse proseguito senza aspettare il loro ritorno, Kingston e il suo amico arrivarono poi fino a Terni a piedi, in anticipo sul resto del gruppo.

    Nell’attesa, la coppia trovò modo di riposare un po’, prima di recarsi a quella Cascata delle Marmore <<della cui bellezza avevano sentito parlare>>.

    La giornata si sarebbe poi rivelata estremamente faticosa per Kingston, al punto che la sera a cena, di ritorno a Terni, faticò ad alzarsi in piedi dalla sedia, mentre una numerosa comitiva di americani raccontava dei loro viaggi in Italia.

    L’escursione alla Cascata delle Marmore fu comunque degna delle aspettative. Scrisse infatti Kingston nel richiamare tale memoria:

    <<Ho poi visitato molte cascate, inclusa il Niagara, e ho pensato che molte siano di gran lunga superiori come bellezza e grandezza. Ma nessuna mi ha mai suscitato un’impressione profonda come quella di Terni>>.

    Come per il Ponte di Augusto, lo scrittore volle fare uno schizzo anche della Cascata delle Marmore. Gli parve però che questo non rendesse giustizia, e non venne dunque pubblicato. All’alba del 10 aprile 1833, lo scrittore riprese poi il suo viaggio in direzione Spoleto.

    Kingston sarebbe morto il 5 agosto 1880 nel quartiere londinese di Willesden.

    Tre anni dopo la sua scomparsa, lo scrittore Robert Louis Stevenson volle rendergli omaggio citandolo nei versi che fanno da prefazione al suo noto romanzo L’isola del tesoro.

    Christian Armadori

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  • Lorenzo Gelati, un pittore fiorentino alla Cascata delle Marmore

    Gen 16 • Terni Falls Festival • 87 Views

    L’artista di cui vi parlo brevemente questa volta è il fiorentino Lorenzo Gelati, uno dei tanti artisti che hanno dipinto la Cascata delle Marmore.

    Il suo nome non risulta ancora catalogato nell’archivio dei pittori plenaristi.

    Gelati nacque a Firenze nel 1824. Dall’atto di nascita si ricava che il padre fosse scultore mentre la madre lavorasse come sarta.

    Egli abbandonò gli studi umanistici per dedicarsi alla pittura sotto la guida di Carlo Markò, stabilitosi a Firenze alla fine degli anni Trenta, da cui derivò l’impostazione accademica e l’esecuzione minuta proprie dei paesaggisti romantici. Nel 1847 esordì all’esposizione della Società promotrice di belle arti di Firenze.

    Della medesima generazione dei macchiaioli storici, Gelati fu tra 1848 e 1855 uno degli animatori del caffè Michelangelo di Firenze, per il quale decorò una sala destinata agli artisti dipingendovi due affreschi.

    L’Arno alla pescaia di San Niccolò al tramonto.

    Partecipò, con Saverio Altamura e Serafino de Tivoli, alla breve esperienza della Scuola di Staggia, dal nome di una località nel Chianti senese.

    Pur non aderendo formalmente movimento dei macchiaioli, Gelati fu in sintonia con loro per quanto riguarda la resa pittorica e gli accordi cromatici usati nelle raffigurazioni dei suoi soggetti.

    Nel 1867 l’artista fu premiato dalla Promotrice di Firenze e, nello stesso anno, riscosse encomi all’Esposizione triennale di belle arti di Bologna. Nel 1870 partecipò alla Mostra italiana di Parma, quindi nel 1881 alla Promotrice di Torino e nel 1884  all’Esposizione nazionale industriale e artistica di Torino.

    Anche negli ultimi anni di vita si recò di frequente a dipingere in campagna; espose inoltre assiduamente alle Promotrici fiorentine.

    Veduta di Firenze da Costa San Giorgio. 

    Gelati morì a Firenze il 18 maggio 1895 (o 1899 secondo altre fonti).

    La sua copiosa produzione è stata decapitata a causa della frequente attribuzione dei suoi quadri ad altri artisti come Giuseppe Abbati, Raffaello Sernesi e Odoardo Borrani.

    Il dipinto in copertina, che fa parte di una collezione privata, non ha una precisa datazione.  Occorrono pertanto delle ricerche mirate per scoprire a quando riferire il suo soggiorno sul territorio di Terni. Trattasi di un olio su tela con dimensioni 72 x 45 cm.

    Christian Armadori

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