Adelaide Bernardini Capuana, la scrittrice narnese antipatica a Verga e Pirandello

Gen 14 • Lifestyle • 1513 Views • Nessun commento su Adelaide Bernardini Capuana, la scrittrice narnese antipatica a Verga e Pirandello

Adelaide Bernardini Capuana fu un’autrice di rime, drammi, commedie e soprattutto novelle ormai completamente dimenticata dalla letteratura italiana, le cui rare biografie focalizzano gli aspetti di cronaca che la videro coinvolta ignorando quasi completamente la sua ampia produzione.

Al suo nome vengono ricollegati piuttosto il matrimonio con cui si unì al maestro Luigi Capuana e le antipatie nutrite verso di lei da due grandi autori particolarmente legati al marito, e cioè Giovanni Verga e Luigi Pirandello. La scarsa popolarità di Adelaide quale scrittrice è peraltro testimoniata dal fatto che neppure la sua città di origine le abbia mai rivolto particolari attenzioni, non trovandosi infatti nella natìa Narni una strada a ricordo del suo nome (fa eccezione un’apprezzabile tesi di laurea discussa dalla giovane Tiziana Lucci).

Ma trattandosi di una nostra conterranea, abbiamo pensato con questo articolo di lanciare un piccolo sassolino, nella speranza di poter avviare ulteriori ricerche in un prossimo futuro. Come appunto accennato, Adelaide era nata a Narni da una famiglia di umili origini; la sua data di nascita è stata adesso accertata con il reperimento dello specifico atto: 21 maggio 1872.

Rimasta orfana di entrambi i genitori, Adelaide consegue l’abilitazione di maestra elementare e si trasferisce per un periodo tra SmirneCostantinopoli, per poi rientrare a Roma, nell’agosto 1895, al seguito di un ufficiale dell’esercito del quale si è perdutamente innamorata. Appena giunti nella capitale, l’uomo però l’abbandona, e la giovanissima Adelaide, rimasta sola con i suoi sogni, tenta il suicidio in una camera dell’Albergo Cavour, ingerendo una grande quantità di oppio.

Accanto al suo corpo lascia una nota, in cui si legge: “Quando si è certi che il romanzo della vita sarebbe tutta una pagina penosa, è meglio darsi la morte. Chi dice vile il suicida insulta il martire fra i martiri. Mando i miei ultimi palpiti, i miei intimi baci, a chi mi spinge nel baratro dell’oblio”. Il disperato gesto ha un certo risalto sulla stampa nazionale, così che durante la convalescenza la ragazza riceve decine di lettere, tra cui quella di Luigi Capuana, uno dei grandi teorici del Verismo, rimasto molto colpito dalla sua vicenda. Le offre un lavoro da segretaria, lo scrittore è scapolo e ha già superato i 55 anni: per Adelaide, quell’incontro rappresenta l’opportunità destinata a cambiarle la vita.

Tra i due comincia una lunga convivenza, e la giovane maestra, agevolata dalla fama del suo compagno, trova la maniera di dare sfogo alle sue ambizioni di scrittrice e poetessa. In quegli anni, i suoi lavori trovano quindi spazio in riviste affermate quali Natura ed arte, La donna, Cordelia, il Fanfulla della domenica, il Secolo XX, ed alcuni vengono perfino tradotti in altre lingue. Nel firmarsi, Adelaide ha intanto ben pensato di adoperare il doppio cognome Bernardini Capuana, ma sovente usa pure lo pseudonimo Chimera.

La critica non sembra tuttavia molto impressionata, riconducendo quella improvvisa notorietà alla fama del suo autorevole compagno. In una rassegna sulle prime scrittrici italiane dell’epoca, Mara Antelling decide così di non includere la Bernardini, definendola una “sponsorizzata femme de lettres” di cui “solo poche pagine sono degne di ricordo” (1898). E perplessi sono anche gli amici di Capuana, tra cui i grandi scrittori Giovanni Verga e Luigi Pirandello. Il suo compagno, sebbene infastidito, non sembra curarsi più di tanto di quelle critiche, al punto che ad Adelaide affida finanche la correzione dei suoi scritti, ritenendola una preziosa dispensatrice di consigli.

Pare tuttavia che la ragazza amasse particolarmente la vita nella capitale, e con le sue manie di grandezza avesse sperperato il patrimonio del Capuana: asfissiato dalla pressione degli strozzini, fu a sua volta lo scrittore siciliano a meditare il suicidio, sventato però proprio dall’intervento di Pirandello.

La coppia stabilisce così di trasferirsi in Sicilia, dove Capuana, nel 1902, ottiene una cattedra all’Università di Catania. Nel 1908, Luigi Capuana ed Adelaide Bernardini si uniscono finalmente in matrimonio: a fare da testimone, è proprio Giovanni Verga.

I dubbi sulle sue capacità letterarie non si sono comunque sopiti; nell’intenzione di denigrarla, ridicolizzando la cecità critica del consorte, il palermitano Francesco Biondolillo scrive addirittura un articolo dal titolo Macellatio capuanae bernardinaeque. E non sono mutate nemmeno le antipatie che Verga e Pirandello nutrivano nei suoi confronti.

Adelaide, che nel 1915 rimane vedova, trova allora il modo di vendicarsi. Nell’eredità che le ha lasciato il marito, figura il manoscritto originale del romanzo I Malavoglia donato dal Verga al suo amico di sempre; Adelaide sa che può valere una certa fortuna, e lei è l’unica proprietaria. Sul prezioso volume, Capuana aveva peraltro apposto una dedica, che garantiva ora alla consorte un’ampia garanzia sull’utilizzo dello stesso. Scrisse infatti: “A mia moglie questo autentico capolavoro augurandole ogni bene”.

Nel 1922, in occasione delle celebrazioni organizzate a Bologna in memoria del padre del verismo, Adelaide decide di mettere in vendita il manoscritto al migliore offerente, esponendolo in vetrina nel teatro comunale. Una scelta che non può certo dirsi degna di grande sensibilità artistica, tale da suscitare immediatamente la furiosa reazione di Pirandello. Con una serie di appelli ai giornali, lo scrittore agrigentino induce così Adelaide a ritirare il prezioso cimelio dal mercato, e di restituirlo piuttosto alla famiglia del Verga, che lo acquisterà per la simbolica cifra di 6.000 lire.

La donna rimane comunque ben intenzionata a dare a Pirandello una sonora lezione, e l’opportunità si presenta proprio nel novembre dello stesso anno, al momento in cui l’autore siciliano fa rappresentare sulle scene il dramma Vestire gli ignudi. Con una lettera inviata al Giornale d’Italia, la vedova di Capuana accusa Pirandello di aver plagiato la novella di suo marito Dal taccuino di Ada, invitandolo a sostituire il titolo dell’opera con un più appropriato Spogliare i morti o Calunniare i vivi.

Curioso è rilevare come entrambi i lavori siano scaturiti proprio dalle dolorose vicende di Adelaide, al quale neppure il futuro marito aveva poi dimostrato un così grande rispetto. La trama del dramma pirandelliano è chiaramente ispirata ai fatti che l’avevano condotta a tentare il suicidio, poiché analoghe sono le peripezie della protagonista Ersilia Drei portate da Pirandello sul palcoscenico: giovane maestra elementare, impiegata come governante presso la residenza del console italiano a Smirne, Ersilia si era innamorata di un ufficiale, ma scoperto il tradimento di lui, aveva poi cercato di togliersi la vita una volta di rientro a Roma.

Nella novella scritta dal marito, e pubblicata nel 1898 all’interno della raccolta Il braccialetto, il riferimento ad Adelaide era invece evidente già a partire dal titolo, poiché Ada fu appunto il nomignolo che il Capuana era solito adoperare nel riferirsi alla futura moglie. In fin dei conti, non si può negare come la vita di Adelaide Bernardini Capuana sia stata per molti versi degna “di un copione da melodramma tardo romantico”, prendendo in prestito la formula adoperata da Carla Parano nel raccontarne il tentativo di suicidio.

Adelaide morì a Catania nel 1944. Definita da Riccardo Reim “scrittrice assolutamente mediocre”, lasciò comunque secondo Maria Ferrari Bandini Buti una “considerevole produzione letteraria”, specialmente nel campo della novellistica, come testimonia pure il catalogo OPAC nazionale. Non tutto sembra poi da buttare; Rita Verdirame ne rileva ad esempio quella “certa fluidità di scrittura che riuscirà a salvarla dall’anonimato artistico”; e la rivista napoletana La tavola rotonda arrivò pure a definirla “futurista prima del futurismo”.

Noi abbiamo intanto ricostruito una sua piccola biografia, nel desiderio di restituire a Narni e alla cultura dell’Umbria il ritratto di questa avventurosa conterranea che fece sicuramente parlare di sé. E siamo certi che gli appassionati di storia locale ne potranno trarre degli spunti per un doveroso approfondimento. Noi saremo sicuramente i primi a supportare qualsiasi futura iniziativa.

Christian Armadori

Bibliografia

Andreoli A., “Verga e la moglie di Capuana: un giallo di filologia vedovile”, dal Corriere della Sera del 12 maggio 1999.

D’Ambrosio M., Nuove verità crudeli. Origini e primi sviluppi del futurismo a Napoli, 1990.

Ferlita S., “La querelle tra Capuana e Pirandello”, da La Repubblica del 25 giugno 2010.

Ferrari Bandini Buti M., Potesse e scrittrici, 1946.

La stampa di Torino del 15 agosto 1895.

MuseiD-Italia: progetto Sicilia, Adelaide Bernardini.

Parano C., Adelaide Capuana nata Bernardini, 2014

Verdirame R., Narratrici e lettrici (1850-1950). Le letture della nonna dalla Contessa Lara a Luciana Peverelli, 2009.

L’IMMAGINE È TRATTA DALL’ARCHIVIO “CASA MUSEO CAPUANA” MESSO IN RETE DA MUSEID-ITALIA.

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